
Quest’articolo è stato scritto da un ragazzo che frequenta gli incontri dei nostri gruppi online
Lunedì 24 marzo c’è stato l’incontro online. Abbiamo parlato di tante cose affrontato diverse tematiche e per me è stato un incontro molto edificante. Il giorno dopo mi sono svegliato con un pensiero che è stato suggerito da questo versetto:
Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì (Ebrei 5:8)
Immaginiamo di non mangiare da 8-9 ore. Ci viene fame, ma per pigrizia non abbiamo voglia di cucinare. Così andiamo in cucina e ci prepariamo un panino. Ci vogliono pochi minuti per farlo, ma è anche vero che il panino non ci sazia come un pasto completo. Dopo 2-3 ore torniamo in cucina e prendiamo una merendina. Passano 15-20 minuti e abbiamo ancora fame, quindi torniamo in cucina e prendiamo una banana. Ma poco dopo la fame ritorna.
Ora immaginiamo la stessa scena: sono 8-9 ore che non mangiamo, ci viene fame e andiamo in cucina. Questa volta però iniziamo a cucinare un primo, un secondo, un dolce e prepariamo anche un antipasto. Nel frattempo mentre le pietanze cuociono o riposano, apparecchiamo la tavola. Magari scegliamo anche un film, un libro o un CD audio per accompagnare il pasto, oppure decidiamo chi invitare alla nostra tavola. La fame è lì presente mentre facciamo tutto questo. Ma solo quando tutto è pronto ci sediamo a tavola e una volta finito ogni singolo piatto ci sentiamo finalmente soddisfatti e sazi.
Avere fame è come provare tristezza, solitudine, rabbia, paura o rifiuto. Qualsiasi cosa ci faccia cadere non è un peccato in sé, ma spesso cerchiamo di cambiare il nostro stato d’animo con una scorciatoia che conosciamo fin troppo bene: il materiale pornografico e la masturbazione. Questo ci consola ma è solo un sollievo momentaneo, una falsa coccola, non una vera cura. È come mangiare un panino o una merendina.
Se ci asteniamo da questa falsa consolazione e andiamo da Gesù, confessiamo il nostro stato d’animo ammettiamo che vogliamo cadere che stiamo male e soffriamo. Invece di farci un panino, iniziamo a cucinare. La fame è sempre lì non cambia. La nostra sofferenza è sempre presente. Da una parte vorremmo scappare da quello stato d’animo ma non vogliamo più cadere. Così continuiamo a cucinare a preparare la tavola. Mentre facciamo tutto questo, stiamo male, non c’è scampo. Ma quando finalmente tutto sarà pronto, ci sederemo a tavola e una volta finito il pasto ci sentiremo davvero sazi. Consolati e felici.
Io ho appena iniziato a preparare il pasto. Sono ancora con il frigorifero aperto, intento a prendere i vari ingredienti. Quindi, se mi chiedete se sto bene andando da Gesù, la risposta è no, non sto bene, sto ancora soffrendo. Ma proprio come dice il versetto, attraverso la sofferenza s’impara l’ubbidienza al Padre, proprio come ha fatto Gesù. È da più di una settimana che non cado, ma è una corsa continua verso Gesù. È estenuante e fa male, fa tanto male. Ma confido che quando avrò consumato tutto il pasto, starò finalmente bene e sarò felice. Potrò tornare a guardare una donna come facevo da bambino, ovvero senza l’oscurità che ho coltivato vedendola come un oggetto.
Autore: Luca Tresoldi